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Comunicati Stampa

Business con gli Stati Uniti? Il “sogno americano” oggi è realizzabile

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L’America è più vicina di quanto sembri, basta conoscerne le regole, le abitudini e le priorità commerciali. Per fare chiarezza ed orientare le imprese del cleaning verso un approccio consapevole con un mercato che oggi è particolarmente interessante, Afidamp ha promosso il convegno: “Fare business con gli USA: come accedere al mercato americano in qualità di fornitori”, che si è tenuto a Milano lo scorso 28 marzo presso l’Hotel NH Touring. 
Partiamo dai numeri, esposti da Toni D’Andrea, amministratore delegato di Afidamp Servizi, che esordisce con un dato di fatto per il settore del cleaning: il crollo delle importazioni italiane negli Stati Uniti dal 2004 al 2016 (passate dal 30% al 4%). Emerge quindi la necessità di recuperare spazi e visibilità e questo potrebbe essere il miglior momento possibile. 
Paolo Ceresa, US Business Advisor presso l’American Chamber of Commerce in Italy, ha offerto una panoramica sulle caratteristiche del mercato americano che si configura tendenzialmente come non omogeneo. Affrontarlo con successo è oggi possibile più che mai, ma occorre valutare i diversi canali distributivi, scegliere più distributori/importatori per le differenti aree geografiche, valutare attentamente il catalogo e adeguarlo al mercato, prestare la massima attenzione al servizio e assistenza post-vendita e non lasciarsi scappare tutte le opportunità rivolte a chi decide di aprire una sede o una filiale.
Esistono incentivi interessanti per chi decide di investire negli USA. Nel territorio statunitense, ha sottolineato Ceresa, operano infatti diverse agenzie per l’informazione e l’applicazione degli incentivi federali e statali.
Andrea Rosa, Referente per SelectUSA in Italia presso il Consolato Americano di Milano ha affermato che per quanto riguarda il clima di business, gli Stati Uniti sono ai primi posti mondiali secondo vari indici (indice di fiducia per gli investimenti diretti, per l’ attrattivita’ per il Venture Capital e il Private Equity e per la competitività globale). Si tratta infatti di  mercato importante, composto  da oltre 325 milioni di consumatori, con accordi di libero scambio con nazioni che rappresentano altre centinaia di milioni di consumatori. 
Sono molti i fattori positivi per attivare rapporti commerciali negli USA segnalati da Andrea Rosa: la presenza di un contesto eccellente per le aziende che vogliono fare business, la rinascita industriale in corso e la rivoluzione energetica, che permette di acquistare energia a prezzi ultracompetitivi.
Le aziende che necessitano di un supporto specifico per creare un polo negli USA possono affidarsi a SelectUSA, iniziativa del Governo Federale americano nata per favorire gli investimenti.  L’ente offre supporti gratuiti alle aziende (di tutte le dimensioni e di tutti i settori) che hanno intenzione di stabilirsi negli USA od espandere  la propria presenza. 
Per quanto riguarda ICE,  Agenzia pubblica a sostegno della presenza delle imprese italiane all’estero, è stato evidenziato da Marinella Loddo che  gli Stati Uniti rappresentano per l’Italia il primo mercato di sbocco extraeuropeo. Fare business con gli USA è oggi è meno difficile,  ma è necessario investire in innovazione, qualità, sicurezza e puntare sull’aggregazione tra imprese, perché la forza della filiera può fare la differenza. In questa direzione, Ice ha già pianificato con Afidamp importanti attività per favorire l’ingresso degli imprenditori del cleaning nel mercato USA, a partire dalla presenza di una delegazione statunitense a Pulire Verona e dall’organizzazione di una collettiva italiana presso Interclean Las Vegas, nel mese di settembre.  
La case history presentata è quella di Paolo Agnelli, imprenditore di successo nel settore dell’alluminio e presidente di Confimi Industria, Confederazione dell'industria manifatturiera italiana e dell'impresa privata. Agnelli ha raccontato la sua esperienza negli USA, illustrando le difficoltà che un imprenditore può riscontrare nell’approcciarsi con un mercato così complesso anche dal punto di vista strutturale, a partire dalla frammentarietà dovuta ai diversi stati, tutti con abitudini ed esigenze diverse.
L’imprenditore ha sottolineato che non si può puntare tutto sul valore del Made in Italy, poiché oggi, purtroppo, ha meno appeal rispetto a qualche tempo fa. Il presidente Confimi non ha dubbi sul fatto che prima di tutto bisognerebbe capire se il paese che ci interessa ha effettivamente  bisogno di ciò che produciamo. Gli americani  infatti, spesso, non mettono la qualità al primo posto e tendono a scegliere sulla base di criteri legati più che altro al fattore costo.
Il gruppo Agnelli è leader nel settore delle pentole,  un mercato strettamente legato alle abitudini alimentari e non è difficile immaginare le criticità riscontrate in un paese con tradizioni culinarie fortemente distanti da quelle italiane. 
La giornata si è conclusa con il prezioso apporto tecnico di UL, ente certificatore dell’omonimo marchio,  accettato in tutto il mondo e fondamentale per approdare negli USA. Il Marchio UL indica che UL ha testato dei campioni rappresentativi di un prodotto, valutandoli idonei agli standard applicabili o ad altri requisiti, in relazione ai loro potenziali rischi di incendio, shock elettrico e pericoli meccanici. Marcello Manca, Amministratore Delegato di UL Italia  ha offerto una panoramica sulle normative americane; Alessio Dellanoce ha illustrato la situazione USA per la valutazione di conformità; mentre  Alberto Stradi e Sebastiano Barresi hanno presentato un focus sulle normative per i prodotti della pulizia professionale.
Tutte le slide presentate durante l'evento sono disponibili sul sito di Afidamp, all'interno della sezione "eventi".